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Il Totem parlò

Nanni Moretti: «I film italiani sono brutti»

Genio a tratti incompreso e figlio di quella particolare stagione del cinema italiano degli anni ’70 e ’80, Nanni Moretti è personaggio istrionico e da sempre discusso, grazie anche alle tematiche affrontate nei suoi film: i conflitti generazionali, il disincanto politico, l’aridità e la superficialità dei sentimenti e dell’eros, la denuncia e il rifiuto dell’indifferenziata omologazione audiovisiva circostante, la rivendicazione dell’autenticità del linguaggio.

Lungometraggi come Ecce Bombo (1978), Sogni d’oro(1981), Bianca(1984), hanno concorso nel rendere il regista trentino, ma romano di adozione, un totem del cinema mainstream italiano ed internazionale. La generale crisi in cui l’universo cinematografico nostrano è piombato, dinamica accelerata dallo scoppio della pandemia Covid, non sembra aver lasciato indifferente il regista.

Come riportato dalla Stampa, nel 2021 i cinema italiani hanno incassato quasi 170 milioni di euro per un numero di presenze di circa 25 milioni, con una diminuzione del 7% degli incassi e del 12% degli spettatori rispetto al 2020, percentuali che confrontate con il 2019 scendono vertiginosamente a meno 73% per gli incassi e a meno 75% per gli spettatori.

Su questo ed altri temi si è soffermato Nanni Moretti nel corso dell’intervista rilasciata a Repubblica, dove il regista di Bianca ha fornito una serie di spunti di riflessioni, accusando tra gli altri…Netflix: «È il clima intorno al cinema e in particolare intorno al cinema in sala che non c’è. Tutti sono abbacchiati, lo spazio per le recensioni sempre più piccolo fino a scomparire, ci vorrebbe un clima che faccia capire che è una cosa bella e quelli che non vanno al cinema non sanno quello che si perdono. Questo abbacchiamento, avvilimento prende un po’ tutti: esercenti, distributori, spettatori, giornalisti. La ragione della crisi del cinema italiano sono i tanti film anche d’autore brutti che escono, che si aggiungono a molti titoli italiani commerciali che tali non sono, che cioè otto persone su dieci rifiutano anche perché con cast e storie sempre uguali. Il problema nasce già dal festival di Venezia che accetta i film prodotti dalle piattaforme (Netflix n.d.r) in concorso. A Cannes non avviene. E non tanto perché il direttore Thierry Frémaux non vuole, ma perché le associazioni di categoria di produttori, esercenti, distributori in Francia sono più forti che da noi. Qui finisce che sono gli stessi produttori a convincere i registi a fare i film per le piattaforme. Io quando faccio un film lo faccio pensando al grande schermo


Nanni Moretti sarà nelle sale nelle prossime settimane, al fianco di Pierfrancesco Favino, con il film Colibrì diretto da Francesca Archibugi che, dopo un lungo corteggiamento, ha convinto il regista al temporaneo abbandono della macchina da presa per rindossare, seppur temporaneamente, le vesti di attore.

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